
Venerdì1.
Quando arrivo a Macomer mi viene sempre la tristezza.
Sarà che lo vedo sempre deserto, che ogni volta cambia qualcosa e non cambia niente, che non c’è mai uno che sorrida o che sia allegro. Ogni volta che scendo dal pullman e cammino per il Corso non vedo già l’ora di andarmene da quella desolazione, non mi appartiene e non penso cambierà mai, e pensare che un tempo pensavo di cambiarlo io.
Accelero il passo, arrivo a casa e da lì cerco di non muovermi fino alla tanto attesa partenza per Sassari o per qualsiasi altro posto.
Arrivo a casa, saluto mia madre. Non mi vede da due mesi, faccio le prove generali per l’Irlanda , le dico. E’ venerdì, non c’è niente da fare, quindi leggo. Edgar Allan Poe, non per diletto ma per studio e le due cosa in questo caso coincidono. Decido, verso le sette di sera, di farmi sentire, di far sapere, a quelle poche persone che mi interessa vedere quando sono a Macomer, che sono tornato e che se vogliamo berci una birra si può fare.
Oggi c’è la giornata dell’arte, scrivo nel messaggio a Pistella, mocciosi e metallari insieme. Ok, ci vediamo lì, è la risposta. Allora esco, fa freddo, ma mi ci abituo in fretta. La strada è lunga. Faccio il tragitto che ho fatto per cinque anni, ogni giorno per andare a scuola, arrivo in viale, poca gente, la solita, telefono a Pikka.
- Dove sei?
- Davanti al Costantino – risponde
- Cazzo ma il concerto non era al circuito?
- No.
Bestemmio.
Mi aspetta ancora un bel po’ di strada e decido di fare il giro largo, di non tornare sui miei passi e ripassare in quel posto di merda che è viale Pietro Nenni.
Entro al circuito e mi assalgono i ricordi…l’extreme o ecstrim, dove da giovane davo sfoggio delle mie incredibili doti atletiche, desolato arrugginito, morto. Il circuito, meta di tante mattinate perse a bere vodka di infima qualità, il pontino, altri ricordi, lontani, sfuocati di quando ero giovane.
L’immagine che mi riporta alla realtà è un riccio di terra, vivo, che mi cammina affianco come se neanche esistessi. Mi fermo un attimo guardare i riflessi del sole basso sul suo pelo. E’ la cosa più bella che ho visto a Macomer da almeno un anno. Arrivo finalmente al concerto.
E’ strapieno di ragazzini che non conosco. Sono così vecchio? A gruppetti nella piazza si muovono, si rincorrono e si sbaciucchiano decine di ragazzini vestiti all’ultima moda, frangette crestini, felpe con le stelline e cerchietti. Ne conoscerò a malapena dieci o dodici. Saluto almeno quelli Il resto sono facce sconosciute, qualcuna conosciuta anni prima e poi persa, atre viste di sfuggita, ma la maggior parte non so chi siano.
La sera concertone. Dopo la non proprio brillante, ma dignitosa e scenica, prestazione del gruppo composto da Emiliano & consorte, Stefano e Mattia, si passa per i Diadema (gruppo metal di Sassari) e i Salude e Trigu (grande show) e si conclude con i ……(????), gruppo di Diego Pani che si permettono di fare Rock&Roll.
Da apprezzare lo sforzo, ottimi musicisti e showman, i ???? allietano il pubblico, giovanissimo e a me sconosciuto, con canzoni dal ritmo veloce e retrò che fanno ritornare Macomer agli anni 50. Non sembra di essere nemmeno a Macomer, c’è addirittura qualcuno che è felice e lo mostra agli altri!
Poi si ritorna al solito, le solite facce di merda, i bronzi al bar che cercano la rissa, gli sbruffoni e i tossici. Mi sento di nuovo a casa, è questa Macomer, che ci piaccia o no. E a me non piace.
Finisce tutto e si decide di tornare a casa. Faccio in tempo a rabbuiarmi per l’ultima volta. Passo davanti alla sede, anzi alla Sede. E’ murata, le sterpaglie hanno invaso tutto, il focolare non esiste più, un gruppo di ragazzini si girano una canna sugli scalini, quasi non fanno caso a noi che come gesto di estremo rispetto, pisciamo, per l’ennesima volta quei muri che abbiamo( o almeno io ho) amato tanto.
Sabato 2.
Non succede niente, possibilità di uscire svanita. Guardo la gloriosa partita della mia nazionale (quella delle isole Faroer). Abbiamo perso, ma con onore, segnando uno storico gol al portiere più forte del mondo, abbiamo rischiato uno storico pareggio. In loro onore l’immagine del post. E’ stato un gran giorno per chi tifa le Faroer.
Domenica 3.
Il nulla più totale. Guardo il motomondiale, il giro, leggo e me ne vado. Finalmente.
Quando arrivo alla stazione di Macomer sento un forte puzzo di merda. Questo è il mio ultimo ricordo della mia città. Non penso cambierà mai.



